Volti femminili ritratti dal fotografo Ivan Cantamessi

INCONTRO   Tutto ha inizio dal cuore

La giovane età assicura un estro istintivo, pochi filtri tra ragione e sentimento. Occhio attento ed onesto, questo è Ivan Cantamessi – fotografo per passione a Reggio Emilia -.

Il suo marchio di fabbrica, per questa intervista, sono i ritratti femminili che diventano il pretesto per riflettere sulla vita e il talento. Per mostrare come il click di un fotografo nasce dal gesto intuitivo dell’istante perfetto e non da un lavoro di limatura, di Photoshop.

 Il talento del fotografo è riconosciuto dagli altri, nasce così  non c’è colpa né merito ma diventa responsabilità di ciascuno cosa farne.  Sei d’accordo o pensi che chi ha talento avrà, comunque, successo.

Il talento credo che al giorno d’oggi sia una merce molto rara, sicuramente quando è riconosciuto in un soggetto va valorizzato da parte di chi lo vede. L’artista, poi, deve dedicare molto tempo e impegno alla fotografia.  I ritmi di vita e dei media (e social media) creano un personaggio in un attimo e l’attimo dopo è già dimenticato. Credo che oggi non sia più così scontato che il talento richiami direttamente il successo.

Per questo mestiere ci vuole più fortuna, tenacia o ossessione?

Eh, bella domanda, soprattutto per chi come me ritiene la fotografia, in primis, una passione. Credo che la tenacia e la fortuna vadano di pari passo. La tenacia perché non bisogna assolutamente arrendersi davanti agli imprevisti ma bisogna andare avanti a testa bassa. Ma la fortuna, o forse il fato, ha una buona componente.

Per esempio tempo fa mi arrivò la proposta di fotografare ad un concerto Ben Harper (gratuitamente, ma era pur sempre un’esperienza eccezionale), purtroppo non potei cogliere la palla al balzo per cause di forza maggiore. Credo che mi mangerò per sempre le mani, per questa occasione persa!

Come hanno sempre detto “la fortuna va aiutata”. Per quanto possibile non bisogna lasciarsi scappare le occasioni che arrivano.

Il fotografo incrocia una situazione e allora parte il click, visto e fotografato? e per i ritratti come entri in sintonia con il cliente?

Magari capitasse così, spesso la possibilità di cogliere l’attimo, di catturare in uno scatto la casualità è raro. Purtroppo, essendo casualità non sempre tutto coincide, le situazioni non si incrociano e spesso bisogna ricrearle, ricostruirle e studiare il risultato che si vuole ottenere nei minimi dettagli.

Spesso capita che quello che si ha in testa vada costruito di sana pianta, in modo da arrivare alla foto che si ritiene perfetta. Anche questa ricerca dello scatto è importante, fa parte della crescita del fotografo, della padronanza dello scatto. Quando si ha a che fare con le persone cambia tutto e tutto si stravolge, entra in gioco l’emotività del soggetto e la voglia del fotografo di mettere in luce il proprio lavoro, diventa fondamentale l’empatia.

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Nel lavoro con una persona, che lo si faccia per un proprio progetto o per un lavoro su commissione, è fondamentale instaurare un rapporto, un legame con la persona in modo da farla sentire a proprio agio, farla esprimere al meglio nello scatto. Ci vuole tempo e tante chiacchiere e quando la persona si sente libera riuscirà a farsi ritrarre serenamente.

Chi sei diventato dopo l’incontro con la fotografia ? 

Direi che  questa domanda è la più difficile. Eheheh! Sinceramente non saprei se sono cambiato o meno dopo aver iniziato a fare foto, non mi sono mai soffermato a pensarci.

In generale,  sono sempre la stessa persona  ma mi rendo conto che in alcuni momenti la mia attenzione è attirata da quello che giudico come “un possibile scatto perfetto“. La fotografia ha liberato la parte creativa che era in me e nel contempo mi aiuta ad isolarmi dal resto del mondo, a staccare la spina. Mi piacciono le uscite fotografiche con altre persone e le trovo divertenti, ma devo essere da solo quando voglio produrre qualcosa di mio. Una volta finito il lavoro sulle foto sono pronto a condividerlo con altri.

 Il  ruolo del fotografo dovrebbe limitarsi a catturare l’attimo – magari facendo delle foto di arte – oppure dovrebbe raccontare sempre vere e proprie storie, facendo del reportage?

La fotografia ha sempre avuto il ruolo di fissare l’attimo, di cogliere quel momento preciso, a partire dalla semplice fotografia ricordo.

Credo che un fotografo, sia a livello amatoriale sia professionista, cerchi sempre e comunque di mettere un pizzico di “sé” o di quello che potremmo definire il tocco dell’artista nel risultato finale. Tutto dipende dalla storia che si vuole raccontare attraverso l’obiettivo.

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Il ruolo centrale che alcuni attribuiscono alla conoscenza della tecnica fotografica a volte non fa fare delle buone fotografie, cosa ne pensi?

Questo è un argomento di cui discussi tempo fa con un compagno del corso di fotografia dell’Associazione Culturale Fotografica. Diceva che prima del corso riusciva a fare foto “libere e fuori dagli schemi” e dopo il corso non riusciva a svincolarsi dalla tecnica e si sentiva derubato dell’innocenza di quegli scatti che giudicava liberi.

Personalmente, ritengo che conoscere  la storia della fotografia e la tecnica siano fondamentali e imprescindibili per chi voglia fare un passo avanti, oltre allo scatto venuto bene casualmente. Ma la tecnica non è tutto, sarebbe come pensare che chiunque conosca la tecnica per guidare un’automobile possa guidare senza problemi una Formula Uno. La tecnica fotografica è importantissima per capire come gestire dall’inizio alla fine uno scatto ma serve anche per capire come “trasgredire” e produrre qualcosa di originale e di personale.

Tu sei l’autore dello scatto che ho scelto per la presentazione del mio blog, moltissime persone l’hanno trovato bello. Qual’ è il tuo gusto personale quando scatti un ritratto? Alcuni fotografi chiedono di vestirsi di scuro per bucare la foto, per quanto ti riguarda c’è qualcosa di particolare?

Mi è capitato di fare ritratti in diverse condizioni, sia in studio com’è stato con te, sia in ambienti particolari (ad esempio per un progetto fotografico ho ritratto delle persone alla biblioteca centrale di Reggio Emilia) e devo dire che l’abbigliamento per me è relativo. Dipende soprattutto da quello che si vuole creare e di conseguenza se è funzionale per ottenere il risultato cercato. L’abbigliamento aiuta sicuramente ma personalmente preferisco giocare con le luci. Trovare la luce adatta posizionata nel modo giusto spesso cambia il risultato del ritratto, valorizzando in modo eccezionale i lineamenti del volto del soggetto.

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Se qualcuno fosse interessato al tuo lavoro,  ad un ritratto può contattarti ?

Certamente. I miei lavori, fino alle ultime esperienze di fotografia a teatro, sono visibili su Flickr digitando Ivan Cantamessi o al link www.flickr.com/photos/puk81 .

Per vedere i miei scatti su Instagram l’indirizzo è www.instagram.com/ivan_cant/ .

Per contattarmi privatamente l’indirizzo è  cantami@gmail.com

Marinella Cavallaro

 

Credits : Le foto presenti nell’articolo sono di proprietà del fotografo Ivan Cantamessi.

One Comment

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